Usi e funzioni sociali della Fotografia (parte 3)

16 agosto 2016 - Categoria: Storia

(La seconda parte dell’articolo si trova qui)

 

Ritratto di famiglia, 1900-1910

Ritratto di famiglia, 1900-1910. Autore: Eugenio Goglio, fonte: www.lombardiabeniculturali.it

 

1.3 La funzione familiare

Nelle culture occidentali quella familiare è un’istituzione cardine e, all’interno di essa, esistono una serie di riti e relazioni che costituiscono e celebrano la sua unità e integrazione, sia nel tempo sia nello spazio. La Fotografia, in quanto pratica sociale, non poteva essere esclusa da questo ambito cerimoniale e grazie alla sua funzione di prova e di ricordo svolge un compito istituzionale «normativamente» definito.
Cercherò di rendere visibile il filo che collega tra loro le immagini nel tempo non per evidenziare i cambiamenti culturali in sé, quanto i loro riflessi latenti nelle fotografie. Un esempio su tutti lo vedremo nelle immagini degli anni Sessanta del xx secolo: gli anni Sessanta sono stati per l’istituzione familiare anni di rottura con la struttura classica della famiglia patriarcale e allargata verso la nuova famiglia nucleare intima. A questo proposito è un dato di fatto che nelle “tre Italie” le cose si sono svolte in modo differente e con tempi differenti, ma quelli che evidenzierò vogliono essere i tratti generali del cambiamento culturale e non i particolarismi locali. Nella maggior parte delle fotografie della fine dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, sono presenti e pressoché immutati canoni gerarchici e di posa che rispecchiano la rigida strutturazione della società e i valori come il rispetto, l’onore e la dignità, che venivano considerati fondamentali. «Nel modo in cui i nostri nonni si mettevano in posa, nella convenzione secondo la quale venivano disposti i gruppi, c’era un significato sociale, un costume, un gusto, una cultura. Una fotografia ufficiale o matrimoniale, o familiare o scolastica dava il senso a quanto ogni ruolo o istituzione aveva in sé di serio e di importante ma anche di falso e di forzato, d’autoritario, di gerarchico. Questo è il punto: rendere espliciti i rapporti col mondo che ognuno di noi porta con sé…» (Italo Calvino).

Il cosa e il come fotografare quindi non è un atto libero, ma «normativamente» condizionato: «le norme che organizzano la cattura fotografica del mondo secondo l’opposizione tra il fotografabile e il non fotografabile, sono indissociabili dal sistema di valori impliciti propri di una classe, una professione…» e più in generale della cultura sociale dominante. E visto che la famiglia è una delle istituzioni centrali nella cultura occidentale «non è un caso che la fotografia sia massicciamente presente in tutte quelle occasioni cerimoniali (matrimoni, vacanze, compleanni) che costituiscono i momenti più intensi della vita familiare; o che la presenza dei bambini, che generalmente contribuisce alla coesione della compagine familiare, determini un incremento della pratica…» (Pierre Bourdieu).

Nel prossimo articolo verranno analizzati più da vicino sia le funzioni che la Fotografia svolge in particolari momenti di socialità famigliare, suddividendoli in categorie, sia alcuni tòpoi della funzione fotografica: la prova, il ricordo e la posa.

 

Bibliografia consigliata
Calvino Italo, L’avventura di un fotografo in Romanzi e racconti, I Meridiani vol. II, Arnoldo Mondadori, Milano 1992 (link Amazon)
Bourdieu Pierre (a cura di), La fotografia. Usi e funzioni sociali di un’arte media, Guaraldi editore, Rimini 1972, (ristampato nel 2004).

 

(Per leggere la quarta parte clicca qui)

 

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