Mentire con le statistiche: come smascherare la comunicazione ingannevole

15 dicembre 2017 - Categoria: Pubblicazioni

Mentire con le statistiche di Durrel Huff (copertina)Titolo: Mentire con le statistiche

Autore: Durrel Huff

Formato: 14×20,5 cm, 204 pp. bianco e nero, brossura

Note: Illustrato da Irving Geis, ed. italiana a cura di Riccardo Puglisi, Giancarlo Livraghi

Isbn-10: 8889479094

Isbn-13: 978-8889479094

Editore: Monti & Ambrosini, collana Diogene

 

Mentire con le statistiche di Darrel Huff è stato pubblicato per la prima volta nel 1954 negli Stati Uniti. Nonostante siano passati più di sessant’anni i contenuti sono, purtroppo, sempre validi e attuali. Dico purtroppo perché certe pratiche comunicative “scorrette” non sono affatto passate di moda. Anzi, nella nostra società, l’uso di infografiche nella comunicazione pubblicitaria e nel settore dell’informazione è molto più diffuso e i nuovi dispositivi multimediali hanno sensibilmente aumentato le occasioni di entrarvi in contatto.

 

Mentire con le statistiche

Mentire con le statistiche è un testo a carattere divulgativo che spiega come l’uso improprio di grafici e statistiche diventi uno strumento pseudo-scientifico per manipolare la realtà.
Il libro si presenta come un manuale in cui Huff, alternando spiegazioni chiare ed esempi concreti, tratta in modo semplice e comprensibile argomenti che sono familiari per lo più agli addetti ai lavori.

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Non sono tanto le cose che non sappiamo a metterci nei guai, quanto quelle che sappiamo e che non sono così. (Artemus Ward)

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La mia formazione accademica prevedeva un corso di statistica e due di metodologia per la ricerca quindi ho un minimo di familiarità con gli argomenti trattati, ma per la prima volta li ho trovati esposti in una forma accessibile a un pubblico non specializzato.
Darrel Huff, aiutato anche dalle illustrazioni di Irving Geis, si dimostra un abile divulgatore. Chi ha letto il mio ultimo articolo, Cromorama: state per Newton o per Goethe? avrà notato che ho sottolineato questa abilità anche parlando di Riccardo Falcinelli.

Apprezzo (e invidio) la loro capacità divulgativa. Una dote necessaria in questo momento storico in cui percepisco (notate la parola “percepisco”, non mi sto basando su statistiche o dati ma sulla mia esperienza personale che è limitata e non universale) un generale e progressivo allontanamento dalla cultura e anche un abbassamento del livello critico.
Uno stile argomentativo che sia più accessibile, senza diventare banale, è una risorsa preziosa. Soprattutto quando l’obiettivo è tradurre concetti complessi in un linguaggio adatto a pubblici differenti.

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La statistica è un argomento interessante su cui scrivere, ma sento acutamente la mia incapacità letteraria di renderlo facilmente comprensibile senza sacrificare precisione e completezza. (Sir Francis Galton)

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Ma torniamo a parlare di Mentire con le statistiche prima di scadere nella retorica.

Duff spiega la differenza fra le varie misure statistiche (e il loro significato pratico) e sottolinea quanta importanza abbia il non detto, cioè l’insieme di quei valori utili a capire quanto sia attendibile una statistica. Evidenzia come sia difficile (e costoso) scegliere dei campioni qualitativamente e quantitativamente validi. Fa notare come il numero pseudoconnesso («Se qualcuno non può dimostrare ciò che vorrebbe dimostrare, può dimostrare qualcos’altro e far finta che sia la stessa cosa») o una correlazione spuria (su questo sito potete trovare bizzarri esempi di correlazioni insensate) possano essere usati, a scopo manipolatorio, per mettere in relazioni fenomeni che non sono legati.

 

Fenomeni senza un (apparente) nesso causale ma che presentano curiosi andamenti simili

Fenomeni non correlati da un nesso causale. I grafici che li “descrivono” presentano andamenti simili (fonte: http://tylervigen.com)

 

Senza contare che un’analisi statistica può essere falsata da uno o più elementi distorsivi (bias) che si possono insinuare nei criteri di progettazione dell’analisi stessa o nei comportamenti dell’intervistatore (nel caso in cui il questionario venga somministrato da quest’ultimo), o in uno dei molteplici passaggi che separano il briefing dall’analisi dei dati raccolti.

Insomma, tutto questo per dire che le statistiche non sono strumenti infallibili. Ci sono statistiche (sto usando questo termine per indicare l’intero processo di analisi, ma in questo contesto credo possa essere accettabile) fatte bene e fatte male. Alcune sono volontariamente scorrette e ingannevoli, altre lo sono per negligenza, incapacità o errori involontari, ma in entrambi i casi ciò che forniscono sono dati distorti. Dati e numeri che vengono poi usati come basi solide per suffragare tesi.

Inoltre, caso non infrequente, alcune analisi statistiche non producono indicazioni sui fenomeni che si vogliono indagare ma su ciò che gli intervistati pensano sia meglio rispondere per fare bella figura o per non deludere l’eventuale intervistatore. Tali informazioni non sono certo prive di interesse, ma non dicono nulla di utile su ciò che si voleva rilevare. Se chi deve analizzare i dati non se ne accorge, rischia di fare deduzioni diametralmente opposte alla realtà dei fatti.

 

Le statistiche sono uno strumento

Il messaggio di Huff non è che tutte le statistiche (o le deduzioni fatte a partire da esse) siano ingannevoli, errate o, peggio, consapevolmente finalizzate a imbrogliare. L’autore vuole piuttosto insegnare a dare una seconda occhiata critica, durante la quale – in certi casi – anche il solo buon senso è sufficiente a far scattare l’allarme.

Nei primi nove capitoli l’autore fornisce gli strumenti per comprendere i principi fondamentali del linguaggio statistico ed esamina alcuni casi in cui viene fatto un uso ingannevole dei dati collezionati. Il decimo capitolo, Come reagire alle statistiche, elenca «una serie di domande che il destinatario di un messaggio che contiene dati statistici dovrebbe porsi al fine di identificare indizi di un intento ingannevole da parte del mittente.» (Riccardo Puglisi, curatore dell’edizione italiana)

Leggendo il testo vi renderete conto di come sia facile piegare al proprio volere i dati risultanti da un’analisi e sbandierarli come prove di verità (universali).

Le statistiche sono un mero strumento, anzi, un set di strumenti che producono risultati differenti a seconda di quale si scelga di usare. Sono utili per aiutare a descrivere meglio la realtà, adatte a verificare ipotesi e fenomeni, ma restano utensili in mano a persone che devono decidere come usarli.
I grafici che traducono i dati statistici possono essere utili per fornire una rappresentazione più immediata dei risultati, anche per i non addetti ai lavori. Ma anche “truccare” un grafico è estremamente semplice.

Trattandosi di strumenti, grafici e statistiche possono essere usati per scopi completamente differenti. Un coltello può essere impiegato per cucinare o per fare del male e anche con le statistiche si possono fare dei bei danni.

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[…] è altrettanto insensato rifiutare arbitrariamente i metodi statistici. Sarebbe come rifiutarsi di leggere perché talvolta chi scrive usa parole per nascondere fatti e correlazioni anziché rivelarle. (Darrel Huff)

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Conclusione

«Non si tratta solo di statistiche. Dalla lettura di questo libro si possono trarre molte interessanti indicazioni su come capire, gestire, interpretare informazioni e notizie di ogni genere. Anche quelle che non citano numeri o statistiche sono spesso basate su valutazioni che, a loro volta, derivano da dati – chissà dove raccolti e come analizzati.» (Giancarlo Livraghi, curatore dell’edizione italiana)

Arrivato a questo punto, mi sembra superfluo dire che consiglio Mentire con le statistiche.
Il libro è acquistabile anche su Amazon a questo indirizzo.
Se vi state chiedendo perché consigli prevalentemente gli acquisti su Amazon leggete questo articolo: oltre a essere informativo rende più trasparente il rapporto fra me e Voi.

 

Infine ringrazio Alberto per avermi fatto conoscere Mentire con le statistiche che, letto a distanza di anni dalla sua pubblicazione, ha anche un valore sociologico.

 

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