Macrofotografia: cos’è e come iniziare

15 gennaio 2018 - Categoria: Tecnica

Oggi parleremo di macrofotografia e di quale attrezzatura serve per iniziare a scattare a distanza ravvicinata.

La macrofotografia è uno dei generi fotografici più tecnici: fornire una spiegazione sintetica e minimamente esaustiva non è facile. Per semplificare le cose vi chiederò, in certi passaggi, di fidarvi di ciò che scrivo: se vorrete approfondire concetti e formule vi segnalo Naturalmente vicini, ottima guida di Riccardo Polini.

L’intento di questo articolo è:

  • fornire una base teorica e terminologica;
  • indicare le principali soluzioni per fotografare a distanza ravvicinata elencando per ciascuna i pro e i contro.

 

Immagine scattata con <a href="https://blog.marcobisogni.it/canon-ef-100-mm-f2-8-macro-usm/" target="_blank">Canon EF 100 mm f/2.8 MACRO USM</a>

Immagine scattata con Canon EF 100 mm f/2.8 MACRO USM

 

Cos’è la macrofotografia

Per parlare di macrofotografia è utile introdurre il concetto di rapporto di riproduzione (r.r.) o rapporto d’ingrandimento.

 

Rapporto di riproduzione

Il rapporto di riproduzione è la relazione che lega la dimensione che l’immagine assume sul supporto sensibile (sensore o pellicola) alla dimensione dell’immagine nella realtà.

Parleremo di rapporto di riproduzione di 1:1 (cioè di dimensioni reali) quando il soggetto fotografato ha la stessa dimensione sia nella realtà sia sul sensore (o sulla pellicola).

Facciamo un esempio. Se fotografo un righello graduato con una fotocamera full frame, il cui sensore misura 36×24 mm (come un fotogramma di pellicola 35 mm), con un r.r. pari a 1:1, la porzione di righello che comparirà nell’immagine scattata sarà di 36 mm sul lato lungo.
Nell’esempio ho introdotto un nuovo elemento: la dimensione del supporto sensibile. Questo perché, se per fotografare uso una fotocamera di medio formato, oppure una con sensore più piccolo del full frame (APS-C o micro4/3), la porzione di righello che apparirà nel fotogramma, a parità di rapporto di ingrandimento (1:1), sarà rispettivamente maggiore e minore rispetto alla precedente.

 

Simulazione del rapporto di riproduzione pari a 1:1 su formati diversi

Simulazione del rapporto di riproduzione pari a 1:1 su formati diversi

 

A questo punto possiamo definire:

Macrofotografia

Per macrofotografia si intende un’immagine realizzata con rapporto di riproduzione uguale o superiore a 1:1.
Sebbene questa sia la definizione condivisa più diffusa, nel linguaggio comune macrofotografia è usato per indicare più genericamente scatti eseguiti a distanza ravvicinata (close-up), anche se non viene raggiunto il rapporto d’ingrandimento di 1:1.
Nella realtà, vi capiterà molto più spesso di catturare immagini a distanza ravvicinata piuttosto che a dimensioni reali. In ogni caso, la tecnica e l’attrezzatura necessarie sono le stesse.

 

Macrofotografia e fotografia a distanza ravvicinata

È arrivato il momento di parlare di attrezzatura: presenterò 3 soluzioni adatte a chiunque voglia avvicinarsi a questo genere fotografico.

Parleremo prima di obiettivi macro, poi di anelli o tubi di prolunga e infine di lenti addizionali o diottriche.

 

Obiettivi macro

L’obiettivo macro è la soluzione più immediata per fare macrofotografia: senza bisogno di accessori raggiunge rapporti di riproduzione pari a 1:2 o 1:1. Si tratta di ottiche di qualità elevata: la resa al centro e ai bordi è praticamente identica e le aberrazioni cromatiche sono assenti o trascurabili. Queste caratteristiche li rendono costosi e poco attraenti per chi pratica occasionalmente macrofotografia o per chi si sta avvicinando al genere e non sa se gli piacerà o meno.

Gli obiettivi macro hanno solitamente lunghezze focali di circa 50, 100, 150 e 200 mm e apertura massima per lo più pari a f/2,8. Per la fotografia di insetti o piccoli esseri viventi sono da preferire le focali più lunghe che consentono una maggiore distanza di lavoro e riducono il rischio di spaventare i soggetti.

Nota: per distanza di lavoro si intende la distanza fra la lente frontale dell’obiettivo e il soggetto da fotografare. Si distingue dalla distanza di messa a fuoco che viene invece calcolata dal piano del sensore (pellicola).

Canon produce anche un’ottica iperspecialistica, il Canon MP-E 65 mm f/2.8 1-5x Macro Photo. È un’ottica dedicata esclusivamente alla macrofotografia che, senza aggiuntivi, raggiunge ingrandimenti da 1 a 5X ( cioè da 1:1 a 5:1). Può essere usata solo in modalità macro.

 

Canon MP-E 65mm f/2.8 1-5x Macro Photo

Canon MP-E 65mm f/2.8 1-5x [By Richard Bartz, Munich aka Makro Freak (Own work), CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

PRO:

  • sono ottiche dedicate di alta qualità che senza aggiuntivi raggiungono rapporti di riproduzione di 1:2 o di 1:1. Possono essere usati anche in modalità non macro (fatta eccezione per il Canon MP-E 65 mm).

CONTRO:

  • sono ottiche costose.

 

Spesso mi è stato chiesto: “Mi piacerebbe provare a fare macrofotografia. Devo per forza acquistare un obiettivo macro?”

La risposta è no. La distanza di messa a fuoco di tutti gli obiettivi può essere ridotta con l’ausilio di accessori, ma ciò non significa che tutto gli obiettivi siano adatti alla macrofotografia. Continuando a leggere capirete.

Le ottiche fotografiche sono progettate per mettere a fuoco soggetti che si trovano fra una distanza di fuoco minima (che varia a seconda dell’obiettivo) e l’infinito (∞). Ciò che fanno gli accessori è ridurre la minima distanza di focheggiatura cosicché, potendo avvicinarsi maggiormente al soggetto, sarà possibile fotografarlo a una dimensione maggiore. Uno degli effetti collaterali, durante l’uso di questi accessori, è la perdita della capacità di un obiettivo di focheggiare all’infinito.

 

Anelli o tubi di prolunga

 

Tubi di prolunga Kenko

Tubi di prolunga Kenko

 

Gli anelli o tubi di prolunga (extension tubes) sono distanziatori da interporre fra il corpo macchina e l’obiettivo. Sono privi di elementi ottici e hanno il solo scopo di aumentare il tiraggio, cioè la distanza che separa il sensore dall’obiettivo. Aumentando il tiraggio diminuisce la distanza minima alla quale l’obiettivo può focheggiare e, di conseguenza, aumenta il rapporto d’ingrandimento raggiungibile.

Ma quale dimensione devono avere gli anelli? E che rapporto intercorre con la lunghezza focale dell’obiettivo?

 

Caratteristiche

Gli anelli, venduti singolarmente o in set da 3, hanno dimensioni variabili, ma per lo più si trovano da 12, 20 e 36 mm. Gli anelli, dovendosi innestare fra corpo macchina e obiettivo, vanno scelti in base alla baionetta (mount) del proprio sistema fotografico (Canon, Nikon, Sony, Olympus/Panasonic ecc.).
Inoltre, esistono anelli con e senza contatti elettronici. Se avete fotocamere manuali o, soprattutto, ottiche manuali potete acquistare quelli senza contatti (sono meno costosi). In caso contrario vi servirà la versione provvista di contatti per far sì che fotocamera e ottica possano dialogare. In passato, quando usavo il sistema reflex Canon, mi sono trovato bene con i tubi di prolunga della Kenko. Li trovate anche con attacco per altre baionette.

 

Tubi di prolunga Kenko

Tubi di prolunga Kenko

 

Tubi di prolunga e lunghezza focale

Per calcolare il rapporto di riproduzione raggiunto dopo aver accoppiato tubi di prolunga e obiettivo basta dividere la lunghezza del tubo (o dei tubi) per la focale nominale dell’ottica. Il che vuol dire che anteponendo un tubo da 25 mm davanti a un obiettivo da 50 mm (focheggiato a ∞) possiamo raggiungere un r.r. di 1:2.
La relazione matematica espressa da questa formula ci fornisce una seconda informazione: lo stesso anello da 25 mm, accoppiato con un obiettivo da 100 o 200 mm, produrrà un ingrandimento minore. Quindi più la lunghezza focale aumenta, più saranno i tubi di prolunga che dovremmo aggiungere per ottenere un rapporto di riproduzione elevato. Ciò rende questo sistema poco pratico per l’uso di teleobiettivi (non macro) in macrofotografia.

Una seconda problematica legata agli anelli di prolunga è la diminuzione della luminosità dovuta ai tubi interposti fra l’ottica e il sensore. Più tubi interponiamo, più diminuisce la luminosità.

 

Olympus OM2 SP, Zuiko 135 mm, anello da 36 mm, f/16, flash manuale, pellicola Fujichrome Sensia 200, scatto a mano libera

Olympus OM2 SP, Zuiko 135 mm, anello da 36 mm, f/16, flash manuale, pellicola Fujichrome Sensia 200, scatto a mano libera

 

PRO:

  • relativamente economici;
  • possono essere utilizzati su ottiche differenti.

CONTRO:

  • perdono di efficacia (in termini macrofotografici) sulle focali lunghe;
  • diminuzione della luminosità;
  • impossibilità di focheggiare all’infinito quando sono montati.

 

Lenti addizionali o diottriche

Le lenti addizionali, al pari dei filtri, vanno avvitate sulla lente frontale. La loro potenza è espressa in diottrie e il rapporto d’ingrandimento che possono raggiungere dipende dal potere della lente e dalla lunghezza focale dell’ottica su cui è applicata.

La distanza di lavoro dipende solo dal potere della lente, indipendentemente da quale sia la focale dell’ottica su cui è montata, di conseguenza: maggiore sarà la focale dell’obiettivo, maggiore l’ingrandimento. Perciò, mentre i tubi di prolunga penalizzavano i teleobiettivi, con le lenti diottriche sono proprio le lunghe focali a dare i migliori risultati. Sono inoltre poco ingombranti e non tolgono luminosità.

 

Lente addizionale Canon 500D

Lente addizionale Canon 500D

 

Vediamo i lati negativi. Trattandosi di “filtri” a vite non possono essere montati su obiettivi con lenti frontali di diametro elevato. Si tratta pur sempre di aggiuntivi e, a meno di non comprarli di ottima qualità, non produrranno buone immagini. L’unica lente addizionale veramente buona attualmente in produzione è la Canon 500D da 2 diottrie.

Ma qual è la distanza di lavoro che permettono queste lenti? E quali i risultati si ottengono in termini di rapporto d’ingrandimento?

Una lente da 2 diottrie, montata su un’ottica con focheggiatura impostata su ∞, consente una distanza di lavoro di circa 50 cm e un ingrandimento di 0,60X se montata su un 300 mm e di 0,10X su un 50 mm.

 

PRO:

  • poco ingombranti;
  • non diminuiscono la luminosità degli obiettivi;
  • danno i migliori risultati in termini di ingrandimento sui teleobiettivi.

CONTRO:

  • il costo di una lente di grande diametro è relativamente alto;
  • non si possono montare su obiettivi con lente frontale di diametro elevato;
  • se non sono di ottima qualità non producono immagini di buon livello;
  • impossibilità di focheggiare all’infinito quando sono montate.

 

Siamo giunti alla fine dell’articolo, un articolo denso in cui ho preferito omettere passaggi e formule per semplificare l’esposizione. Credo però che sia un buon punto di partenza per farsi un’idea di cosa siano la macrofotografia e la fotografia a distanza ravvicinata.

Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio la guida di Riccardo Polini citata all’inizio e la monografia di John Shaw John Shaw’s Closeups in Nature. Quest’ultima, pubblicata diversi anni fa, considera solamente la fotografia su pellicola, ma la teoria è sempre valida. Il libro è molto tecnico e credo che attualmente sia disponibile solo in inglese. John Shaw ha dedicato qualche pagina alla fotografia a distanza ravvicinata anche su John Shaw’s Guide to Digital Nature Photography, sempre in inglese, di cui ho parlato in questo articolo. Si tratta di una pubblicazione recente e aggiornata e fornisce spiegazioni molto più semplici rispetto alla precedente, ma non è una guida monografica.

 

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