DxO OpticsPro: sviluppo raw ed editing fotografico

17 luglio 2016 - Categoria: Software

Da tempo avevo intenzione di parlare di DxO OpticsPro (di seguito OP), software per lo sviluppo dei file raw e l’elaborazione di immagini fotografiche. Non trovando né un taglio soddisfacente né un approccio che mi convincesse ho rimandato per molto tempo questo articolo. Nel frattempo è uscita anche la nuova versione del programma, la 11.
Le domande principali a cui non riuscivo a dare risposta erano: “Per quali utenti è pensato DxO OpticsPro? Si tratta di un software amatoriale o professionale?”

Ma facciamo un passo indietro, torniamo a quando ho iniziato a usare DxO OP 9 e a come è cambiato nel tempo il mio modo di utilizzare il programma.

 

Perché ho iniziato a usare DxO OpticsPro

Negli anni in cui dovevo gestire, quasi esclusivamente, raw Canon il rapporto con Adobe Camera Raw (ACR) è stato monogamico e il flusso di post produzione proseguiva in modo naturale in Photoshop. Con le fotocamere Olympus questo workflow si è inceppato: ACR non era particolarmente adatto a sviluppare i file orf (estensione dei raw Olympus). Inoltre, Olympus include nei propri file raw delle informazioni aggiuntive che Camera Raw non è in grado di bypassare.

La mancanza di pieno controllo sui file e la scarsa soddisfazione del comportamento di ACR sui file nativi Olympus mi spinse a cercare un’alternativa. Un amico fotoamatore mi parlò molto bene del programma della DxO Labs. Scaricai e installai la versione di prova.
Il primo approccio fu pessimo: un’interfaccia completamente nuova con cui familiarizzare e una miriade di comandi non sempre chiari. Inoltre sia la guida in linea sia quella scaricabile dal sito non furono di grande aiuto.

Lì per lì abbandonai l’idea ma Camera Raw proprio non mi soddisfaceva e la goccia di troppo fu quando andai a sviluppare i file raw scattati con la Olympus OMD E-M10 (prezzo Amazon per il solo corpo della versione MKI) e il Panasonic Leica DG Macro 45 mm f/2,8.

La fotocamera Olympus non possedeva i profili di correzione per la lente micro 4/3 di un’altra marca. Questo faceva sì che nei file raw non venissero incluse informazioni relative al macro Panasonic-Leica e, dall’altra parte, nemmeno ACR aveva tali profili. Usando quest’accoppiata fotocamera/ottica per lavorare era necessario trovare una soluzione: dovevo dare una seconda possibilità a DxO OpticsPro. La strada non fu in discesa: errori, risultati inaspettati, bug del programma poi risolti nelle versioni successive, ma alla fine riuscii ad apprezzare il software che è tutt’ora parte integrante del mio workflow.

 

Punti di forza, ovvero dove DxO OpticsPro ha una marcia in più

DxO Labs è un’azienda nota per i test di fotocamere e ottiche. L’esperienza accumulata esaminando un’enorme quantità di corpi macchina, obiettivi e loro possibili accoppiamenti le ha permesso di creare profili molto accurati che non si limitano alle correzioni delle caratteristiche di un determinato obiettivo o corpo macchina ma il modulo di correzione si applica a una specifica accoppiata obiettivo-fotocamera.

L’accuratezza di questi profili, oltre a fornire informazioni per la correzione delle distorsioni ottiche e delle aberrazioni cromatiche, serve come “mappa” per lo strumento lens softness. Il lens softness, insieme alla correzione del rumore in modalità prime di cui parlerò tra poco, è estremamente efficace e innovativo. La sua funzione è esaltare la nitidezza di un’immagine sfruttando un algoritmo molto efficace e i risultati sono sorprendenti. Riesce ad aumentare molto la nitidezza apparente ma senza creare fastidiosi aloni. L’importante è usarlo con molta parsimonia perché variando anche di poco i parametri si rischia un evidente over-sharpen e la comparsa di artefatti.

Per quanto riguarda la riduzione del rumore OP è corredato di un algoritmo tanto potente quanto lo è il lens softness per la nitidezza. A dire il vero gli algoritmi per la riduzione del rumore sono due. Il più efficace, ma davvero efficace, è denominato prime (qui un articolo dedicato). Lo scotto da pagare è in termini di tempi di applicazione e nel fatto che l’anteprima del filtro è visibile solo in una minuscola finestra. La riduzione effettiva sull’immagine viene applicata solamente in fase di esportazione. Come dicevo i risultati sono sorprendenti e l’algoritmo, nell’ultima versione di DxO OpticsPro, è stato ulteriormente migliorato.

Se all’inizio utilizzavo questo software solamente per le correzioni base: ottiche, della temperatura colore e la riduzione del rumore, per poi proseguire tutto il lavoro in Photoshop, con il tempo sono arrivato a terminare quasi l’intera post-produzione in DxO OP per effettuare solo le rifiniture in Photoshop.

Raccogliendo le esperienze d’uso di amici e addetti ai lavori mi sono accorto che ognuno sfrutta DxO in modo diverso.
C’è chi trova i preset proposti dal programma una buona base di partenza per lo sviluppo del raw e chi li accetta come risultato quasi definitivo.
Altri ancora lo usano solamente per file particolarmente importanti perché, a fronte di una minore velocità operativa, ottengono risultati – in termini di nitidezza – superiori a qualunque altro programma.
Per dare risposta alle mie domande iniziali: il software è adatto a un variegato spettro di utenti, sia amatori sia professionisti.

 

Punti deboli

La domanda che a questo punto viene spontanea è: ma allora perché non usare DxO OpticsPro e lasciare perdere tutto il resto visto che il costo del programma è estremamente competitivo? Purtroppo OP non offre alcune funzioni avanzate indispensabili per molti utenti evoluti. Tanto per fare due esempi: correzioni selettive tramite mascherature e livelli separati. Non si tratta di un difetto di progettazione, non credo fosse nelle mente degli sviluppatori creare un software concorrenziale a Photoshop. Ma una volta compresi i limiti del programma se ne possono apprezzare i molteplici pregi.

 

Prezzo e opzioni d’acquisto

Come dicevo, il prezzo del programma è davvero competitivo. Il software viene venduto in due versioni: Essential ed Elite. La versione Elite, quella che consiglio, a prezzo pieno costa 199 € ma si trova, sul sito del produttore stesso, quasi sempre scontata intorno ai 150 €. L’acquisto comprende sia l’installer per Windows che per MacOs e gli aggiornamenti gratuiti fino alla versione successiva.
L’upgrade dalla versione precedente costa circa 70 €.
Dallo shop è possibile corredare il programma con una suite (Film Pack) di filtri e con il plugin ViewPoint utilizzabile anche da Photosphop.
I Film Pack non hanno attirato la mia attenzione anche perché uso già i plugin della Nik Collection (di cui ho parlato in questo articolo), mentre ViewPoint l’ho acquistato e trovato utile.

 

Considerazioni finali

Concludo con alcune riflessioni legate all’uso che faccio del programma. Lavorare con due software distinti per arrivare alla post-produzione di una singola foto allunga i tempi di lavorazione e ne complica il procedimento. Se, come probabile, in un prossimo futuro sostituirò (o affiancherò) alla fotocamera Olympus una mirrorless di un altro brand conterei di riuscire a eliminare DxO OP dal flusso di lavoro principale. Eventualmente continuerei ad utilizzarlo solo per fotografie particolari. L’idea sarebbe di riportare il flusso di lavoro interamente in Camera Raw + Photoshop o verso un altro software che mi permetta di ultimare la post produzione al suo interno senza compromessi qualitativi.

Sarebbe perfetto se OpticsPro divenisse integrabile come plugin di Photoshop, permettendo di sostituirlo a Camera Raw o, ancora meglio, di sostituire il solo pannello delle correzioni ottiche e del rumore. Per Lightroom esiste già una possibile integrazione ma non utilzzandolo non ho avuto occasione di provare come funzioni. In ogni caso sarei disposto a pagare per queste due funzioni l’intero prezzo del programma a patto di averlo realmente integrato in Photoshop.

Noto, invece, molto entusiasmo in chi inizia e finisce il workflow di post produzione all’interno di DxO. Se non si sente la necessità di altri software per completare lo sviluppo dei raw e l’elaborazione fotografica, OP offre funzioni per ottenere immagini accattivanti.

 

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Marco BisogniPaolo Recent comment authors
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Certo che l’usabilità dell’interfaccia grafica di DXO rispetto a ACR è davvero pessima, funzioni difficili da trovare e poco ergonomiche.
Ottima invece la gestione del colore già sul processamento di base e ottime possibilità di gestire luci e ombre, punti di forza del SW secondo me, ma trovo davvero difficile recuperare la nitidezza se uso PRIME, vignettare in chiaro e in scuro, gestire correttamente la distorsione per tutte le ottiche, eliminare l’aberrazione cromatica.
Inoltre se non erro è impossibile variare i livelli di colore sulla trasformazione in B/N, altri convertitori lo fanno.
Tutto questo tralasciando la lentezza di processamento che resta il principale ostacolo all’uso continuativo/professionale di DXO (anche 11).
Alla fine mi ritrovo a usare sempre il flusso di lavoro Capture One + Photoshop, ma conto di fare un po più di pratica con DXO prossimamente.