Cos’è la Yashica digiFilm Y35?

15 ottobre 2017 - Categoria: Tecnologia

Yashica digiFilm Y35

Yashica digiFilm Y35

 

La Yashica digiFilm Y35, con cui Yashica ha rotto anni di silenzio fotografico, è “qualcosa” che faccio fatica a comprendere. Non parlo dell’oggetto in sé, ma del target a cui è destinato. Non capisco chi possa sentire la necessità di un apparecchio fotografico così progettato. E, a dirla tutta, mi sfugge anche qualcosa sul suo funzionamento… ma di questo parlerò alla fine.

 

Design e caratteristiche

Il design rétro della Yashica digiFilm Y35 è ispirato alla storica Yashica Electro 35, anche se il corpo è in materiale plastico e non in metallo come quello della Electro 35.

 

Yashica Electro 35

Yashica Electro 35 by Alfred, licenza CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons.

 

Sulla pagina della campagna Kickstarter con cui è stato finanziato il progetto si trovano le specifiche:

  • sensore da 1/3,2” da 14 Mpxl (ovvero più piccolo del sensore di alcuni smartphone);
  • obiettivo da 35 mm “equivalenti” sul pieno formato f/2,8;
  • distanza di fuoco da 1 m a ∞
  • 5 tempi di scatto selezionabili: 1 s, 1/30 s, 1/60 s, 1/250 s e 1/500 s;
  • memoria SD per salvare le immagini;
  • alimentazione tramite 2 pile stilo (AA);
  • mirino incorporato;
  • attacco per il cavalletto;
  • connettore microUSB per il trasferimento dati;
  • dimensioni: 110 x 70 x 55 mm (LxAxP);
  • iso, colore, stile dell’immagine controllati tramite digiFilm™.

 

Tecnologia digiFilm™ e marketing

Ciò che caratterizza la Yashica digiFilm Y35 e su cui si è basata l’operazione di marketing sono i digiFilm.
I digiFilm sono una sorta di “rullini digitali”, cartucce al cui interno sono memorizzati dei preset che vanno a definire i settaggi di ISO, colore e aspetto delle immagini catturate. L’idea richiama, o almeno vorrebbe, i rullini di pellicola. Ogni tipo di pellicola, ogni marca, possedeva caratteristiche uniche: pellicole ad alti ISO, che consentivano tempi di scatto più veloci e introducevano una grana più evidente, pellicole che restituivano colori più saturi, pellicole in bianco e nero ecc.

 

Yashica digiFilm Y35

Yashica digiFilm Y35

 

L’idea introdotta con la Y35 è uno scheumorfismo esasperato che sfrutta soluzioni già sperimentate nel campo elettronico (non è nulla di nuovo). Per variare l’aspetto che le immagini dovranno avere è necessario aprire il dorso della fotocamera e sostituire il digiFilm, prima di ricominciare a scattare.

In tutte le attuali digitali, la scelta dei numerosi preset che simulano l’aspetto di una particolare pellicola avviene tramite il menu della fotocamera. Nella Y35 ogni cartuccia digiFilm corrisponde a un singolo preset, come quando si caricava un rullino…
Il prezzo di questa “esperienza”, che a detta del produttore dovrebbe rallentare e far recuperare un modo di fotografare slow, più riflessivo (notare che prima di scattare ogni immagine bisogna anche attivare la levetta per simulare un finto trascinamento della “pellicola”) è l’acquisto di moduli digiFilm diversi e il loro trasporto. Per ottenere cosa? Quale dovrebbe essere la parte appagante di questa esperienza?

Capisco il fotografare in pellicola, capisco e apprezzo il simulare digitalmente in postproduzione la resa della pellicola, ma il dover inserire dei finti rullini in una fotocamera dalle performance ridicole esula dalla mia comprensione…

digiFilmprodotti per ora

I primi 4 digiFilm che verranno resi disponibili sono:

  • ISO1600 High Speed, caratterizzato da granulosità, alto contrasto e tempi di scatto più rapidi;
  • Black & White, con resa in bianco e nero, effetto grana presente (400 ISO dichiarati);
  • ISO200 Ultra Fine, per immagini più “pulite”;
  • 120 Format (6×6), che produce immagini in formato quadrato, settato sui 200 iso.

Se questa fotocamera dovesse avere successo verranno (probabilmente) prodotti altri tipi di digiFilm.

 

Arrivati a questo punto vi chiederei di fermarvi un attimo a riflettere su ciò che avete letto. Non so se la mia esposizione sia stata sufficientemente chiara, ma se avete osservazioni mi piacerebbe leggerle nei commenti.
Personalmente, come ho già detto, non riesco proprio a capire l’entusiasmo che la Y35 ha suscitato. Sicuramente il pubblico a cui è rivota non sarà costituito da fotografi o amatori, per loro Olympus e Fuji hanno già prodotto e continuano a produrre fotocamere dal design rétro e dalle performance elevate.
Uso da anni una Olympus Om-D E-M10 che ha un’estetica che amo molto ma che è al tempo stesso uno strumento valido per lavorare. Ho avuto per un anno una compatta Fujifilm X20, anch’essa dal gradevole design vintage, ma con performance fotografiche di tutto rispetto.

Le Fuji in particolare hanno filtri specifici per emulare digitalmente tutta una serie di pellicole storiche prodotte dal marchio e sia Olympus sia Fuji sono costruite in metallo. La differenza di prezzo finale poi non è alta visto che acquistando vari moduli digiFilm il prezzo base sale…

 

Cos’è la Yashica digiFilm Y35

Tornando alla domanda iniziale: trovo che la Y35 sia un gadget, magari con margine di successo nei mercati orientali, più propensi a questa tipologia di prodotti, ma nulla più di questo.

Mi piace citare un pensiero di Bruno Munari, che considerava il design frutto di estetica e usabilità. Se una di queste componenti veniva meno, qualcosa in fase progettuale non aveva funzionato. Munari diceva anche che un nuovo design, per avere senso di esistere, doveva essere migliorativo del precedente… va, bene, non insisto oltre, ma di fondo sono curioso di vedere se il mercato premierà queste scelte o se si sarà trattato di un fuoco di paglia.

 

Note

Ci sono alcuni aspetti del funzionamento della Y35 che mi restano oscuri:

  1. i diaframmi. Manca un comando per variare i diaframmi e non viene fatto cenno alla loro gestione da parte dell’elettronica. Ma se la terna dell’esposizione è data da ISO-diaframmi-tempo di scatto, gli ISO sono fissi e – da quello che si capisce – anche i diaframmi, come è possibile con pochi tempi avere un’esposizione corretta? E inoltre, se manca un esposimetro o un display per verificare le immagini, quali riferimenti posso avere per impostare i tempi di scatto? Il produttore pubblicizza la mancanza di un LCD, altro richiamo al passato, per rivivere l’attesa che si sperimentava con la pellicola fra lo scatto e lo sviluppo. Quello che si evince dalle caratteristiche descritte somiglia più a un gioco della “pentolaccia”: se non si hanno riferimenti l’esposizione viene totalmente lasciata al caso… e quella che stanno pubblicizzando non è una toy camera, tipo una Lomo, in cui la “casualità” della riuscita dello scatto fa dichiaratamente parte del gioco.
    Spero di sbagliarmi, ma sul sito non mi pare ci siano elementi utili per fugare questi dubbi;
  2. distanza di fuoco. Si fa cenno a una distanza (iperfocale) di fuoco che va da 1 m a infinito. Non si fa cenno alla possibilità di regolare il fuoco, mi pare. Ma se vado a vedere lo scatto eseguito con il digiFilm 120 Format (6×6), lo sfondo è chiaramente fuori fuoco. Quindi? Il fuoco è deciso dal digiFilm? Si attivano dei filtri digitali anche per questo?
Yashica digiFilm Y35 - 120 Format (6x6)

Yashica digiFilm Y35 – 120 Format (6×6)

 

Conclusioni

Nel momento in cui sto scrivendo hanno aderito alla campagna quasi 6.000 persone e la soglia minima di fondi richiesti per iniziare la produzione è stata ampiamente superata.
La spedizione dei primi esemplari è stimata per aprile 2018.

La Yashica digiFilm Y35 è un apparecchio pressoché automatico, senza alcuna possibilità di reale intervento da parte dell’utente se non la selezione fra 5 tempi di scatto e un certo numero di preset definiti da altrettanti digiFilm. È a tutti gli effetti una digitale punta e scatta dal design furbescamente rétro ma, almeno sulla carta, dalle performance inferiori o equivalenti a quelle di uno smartphone.

Si tratta di un gadget e nulla più.

Ciò che consiglio a chi voglia provare davvero il piacere di fotografare con una fotocamera a pellicola è di comprarsi una fotocamera usata e di provare la reale sensazione di caricare i rullini, cambiarli dopo le 24 o 36 pose, portarli a sviluppare e attendere trepidanti i risultati.
O, se si vogliono solamente ottenere degli scatti dal sapore “analogico”, usare i preset che hanno ormai quasi tutte le fotocamere per simularli, oppure ricrearli con programmi di postproduzione. Anche uno smartphone permette di farlo.

 

Image credits: le immagini e gli schemi riguardanti la Y35 sono una citazione a scopo divulgativo e illustrativo del prodotto. La fonte originale è la pagina del progetto Kickstarter.

 

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